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domenica 16 settembre 2018

Ad limina

Cammino per le strade di Torino trascinando la mia valigia rossa, con uno zaino blu sulle spalle e la testa immersa nei miei pensieri.
Incomincia una nuova avventura, un po' mi spaventa. Passare da un'università all'altra non è facile, sopratutto se distano 400 km una dall'altra. A Padova ho lasciato delle amicizie costruite negli ultimi anni e mesi, che ovviamente sono cresciute nel momento in cui ho deciso di abbandonare i miei studi patavini. Strana la vita, ti gioca sempre certi scherzetti dei quali faresti a meno!
Domani inizio la nuova università e ne sono entusiasta. Il cuore batte a mille, la voglia di mettere tutto il mio impegno in quest' impresa non manca.
Oggi è stato l'anniversario di matrimonio dei miei genitori, 40 anni insieme e sentirli tutti. Abbiamo festeggiato con la tribù di mia sorella S. , un pranzo spaziale vissuto con quasi tranquillità da parte della mia mente. Mi sono goduta il cibo, ho preso un po' di tutto e l'ho assaporato lentamente. Nessuna abbuffata, solo qualche fobia per le tre bignole accompagnate dal caffè fumante. Una coccola camminando in bilico tra il tutto e il niente. Ho vinto io, questa volta ho mantenuto l'equilibrio sopra la follia.
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lunedì 25 aprile 2016

Quattro giorni fuori dagli schemi

Sono tornata a Padova dopo quattro giorni passati a casa con i miei genitori, mia sorella e i miei nipotini. Che dire?
Penso sia stato il rientro a casa più sereno da quando ho cominciato a studiare all'università. Mi sono goduta questi giorni, un po' in tutti i sensi. Ho accettato le attenzioni che mi sono state date, facendone tesoro ( lo so che ho 21 anni, ma a tutti fanno piacere un po' di  coccole, nonostante l'età giusto?). Ho voluto creare un' atmosfera abbastanza serena, e ciò ha portato come conseguenza quella di adattarmi con il menù proposto dalla mia famiglia, senza troppi "no" o " questo non lo mangio perchè...", " questo è troppo calorico". Ok, ci sono stati momenti in cui ho dovuto dar voce a tutti i pensieri che avevo in testa, dalla mia paura costante di prendere troppo peso, all'idea di aver mangiato troppo, alla fame nervosa continua che sento, alle mie voglie insensate.
Ho passato molto tempo con i miei nipoti, costatando che loro erano, sono e saranno sempre la mia forza per andare avanti, perchè loro si meritano di avere una zia e madrina sorridente, in salute, e non sempre sull'orlo di pianti come mi hanno vista da quando sono nati.
Penso che loro abbiano sofferto a causa mia, o meglio della mia malattia e del lungo periodo che ho passato in clinica ( loro sapevano solo che non stavo tanto bene, che avevo spesso mal di pancia e per questo non mangiavo gli stessi piatti delle altre persone, per questo dovevo pesare tutto, dal pane, al riso, alla carne e far cuocere sempre tutto da parte senza un goccio di condimento perchè era come il diavolo per me, ammetto che ancora oggi l'olio mi inquieta parecchio. Pensavano che mi facessi curare per il mio mal di pancia e che tornata sarei stata sempre bene). Loro si sono aspettati e si aspettano ancora questo, e non voglio deluderli, perchè sono la mia ancora di salvezza.
Quindi con il cibo è andata abbastanza bene, ho mangiato sì, qualche volta cose che mi agitavano parecchio e mi facevano vedere enorme allo specchio, che mi provocavano pensieri catastrofici, ma ho cercato di stare nel presente e assaporare quel momento di vita che quì a Padova non posso avere. Certo, quà posso avere tante altre possibilità, ma non con la mia famiglia.
Poi ho cercato di studiare un pochino, ma i risultati non sono stati un granchè. Ho preferito passare tempo in compagnia dei miei genitori, e quando loro erano a lavoro venivo attratta da altre attività o ero presa da altri pensieri.
Insomma sono state giornate piacevoli, nonostante il dca.
Da domani si riparte con la solita routine. Lezioni, lezioni e studio, studio, studio.
Buon inizio settimana!
Pulce


mercoledì 20 aprile 2016

Cosa manca?

Mi ritrovo a scrivere, incapace di concentrarmi sul materiale di studio. Pensare che io amo l'arte!
Questo pomeriggio mi ero prefissata di portarmi avanti con lo studio visto che tra due settimane avrò un esame parziale e domani parto per un breve ritorno a casa (tre giorni??)
Questa mattina sono andata dalla psicologa e ancora una volta mi ha dimostrato quanto sia competente, sono contenta di aver scelto Lei, mi sento aiutata ma soprattutto compresa. Penso sia fondamentale la comprensione: il sentirsi capiti in questo groviglio di pensieri ed emozioni così assurdi e massacranti tanto che a volte si vorrebbe anestetizzare tutto questo dolore.
Guardo ai miei giorni e mi ritengo fortunata: un anno fa sognavo di entrare all'università di Padova e di trovare sostegno per quanto riguarda il dca, ed eccomi oggi, con la possibilità di studiare ciò che mi piace e con molto sostegno sia dal punto di vista dietistico che psicologico, ma anche della mia famiglia. 
Quindi mi chiedo : "cosa mi manca per essere veramente felice? perchè non posso vivere con leggerezza e spensieratezza questi anni che dovrebbero essere i più belli della mia vita?"
Cavolo Fabiana! cosa ti manca? 
Il problema è che non lo so. Forse manca un'intera parte di me stessa, quella perduta in passato e non più ritrovata. Mi manca vivere. ridere con gusto. Se qualcuno mi chiedesse quando sono stati gli ultimi giorni di vita che mi ricordo, risponderei quei mesi in un ero ricoverata in day hospital a Villa Margherita. Lo so che sembra una risposta da egoista, so anche che quella non era la vera vita perchè era un mondo surreale, una bolla di protezione. Ma io là, nonostante tutti i problemi, mi sono sentita bene. A volte piango pensando a tutte le bellissime persone che quel luogo mi ha fatto conoscere, a tutte le difficoltà che ho dovuto affrontare, sia in gruppo che singolarmente.
Ma poi mi asciugo le lacrime, cerco di distogliere il pensiero da quei ricordi e di tornare alla realtà cruda e amara. Perchè è questo il mostro da affrontare.

martedì 17 novembre 2015

Corridoi e ombre

Fa freddo in questo luogo,
in questi corridoi addobbati di piante e luci offuscate.
La mia stanza è fredda, non la sento mia.
L'unico oggetto che la personalizza è un angioletto in legno che mi ha regalato mia madre.
Aspetto che sia ora di andare in mensa,
un brivido mi percorre la schiena.
Mi ricorda quando in casa di cura con impazienza e paura si aspettava l'arrivo del carrello con la cena.
Ogni sera spero che non ci siano cibi troppo unti, che il mio piatto di pasta  o riso non anneghi nell'olio. 
Non riesco a pensare se ci sarà qualcosa di buono, perchè il cibo mi fa ancora tanta paura. Mi viene difficile concentrarmi sul gusto, i pensieri mi riempiono la testa. 
Ingrasserai. Sei già ingrassata non vedi?
Me lo ricorda lo specchio che per puro caso si trova davanti alla porta della mia stanza; è lì, appeso al muro del corridoio, non ti lascia via d'uscita.
Mi sento sola come quando in casa di cura vedevo le giornate farsi buie. I pensieri vengono rivolti alle mancanze... quelle che infondo ti porti dentro, ovunque tu vada.
Non puoi pensare che spostandoti lontana chilometri e chilometri da casa tutto sarà più semplice; tu rimani e con te anche quell' ombra. 

sabato 14 novembre 2015

Guardami in questo istante


Guarda dietro il mio sorriso,
guarda oltre il mio aspetto fisico...
mi vedi?
Sto ancora in piedi, nonostante tutto.
Guardami, ti prego guardami.
Mentre sono ancora in alto.
Osservami e ricordati di me in questo preciso istante,
perchè potrei cadere da un momento all'altro.
Magari mi vedrai e non ti accorgerai nemmeno della mia lotta continua.
Sono un'equilibrista,
sono ancora sul filo.
Ho paura del vuoto,
ma ho anche paura della vita.

martedì 3 novembre 2015

Cinque mesi... un mondo

Ritorno a scrivere, ritorno con un nuovo blog.
 Ho deciso di non aggiornare più quello precedente perchè ha segnato anni della mia vita, quelli in cui ero "piccolina"... ovvero non avevo ancora intrapreso certi percorsi, non avevo ancora incontrato alcune emozioni, non avevo raggiunto un' indipendenza, non avevo ancora guardato in faccia la paura, i fantasmi. Ho dovuto ammettere e confessare cose che volevo tenere solo per me, costretta perchè era l'unica via per andare avanti.
Ho intrapreso un percorso in casa di cura per dca... cinque mesi fatti di giorni in cui ho pianto davanti al peso che aumentava, davanti a piatti troppo oleosi e abbondanti per me; ho pianto per nostalgia, quando senza cellulare volevo tornare a casa mia perchè " obbligata" a magiare troppo. Ho versato lacrime davanti all'insonnia, alla paura di affrontare i pasti fuori che mi venivano concessi. Ho visto le mie braccia riempirsi di tagli quando l'ansia aumentava, quando la rabbia aveva la meglio, quando mi sentivo uno schifo... e mi sono anche tirata indietro sì, quando il mio peso stava raggiungendo il 18,5 di bmi. Ma ho conosciuto persone fantastiche, medici insostituibili, brave psicologhe ma soprattutto ragazze uniche, che hanno preso tutte un posto nel mio cuore, che mi hanno dato tanto senza rendersene conto... mi hanno dato sorrisi tra le lacrime, confidenze... passeggiate insieme prima nel parco della villa e poi in centro città a Vicenza, canzoni cantate a squarciagola, sigarette fumate insieme, attese davanti agli studi dei medici dove l'ansia veniva trasformata in emozione comune a tutte e quindi più tollerabile... abbracci, messaggi, coccole, scampagnate proibite nel verde della villa... e ancora condivisione, chiacchierate sedute sul muretto del day hospital assaporando l'aria fresca di primavera... i viaggi in taxi, i pomeriggi autogestiti, i gruppi cucina... le infermiere e le operatrici pronte ad accoglierti con un sorriso anche quando le cose non andavano nel verso giusto.
Tutto questo ha riempito cinque mesi della mia vita.
Come sto ora? me la cavo... stavo meglio in quel periodo sopra citato ma si sa che la realtà è più complicata, che nella vita quotidiana non puoi mettere nelle mani delle dietiste la tua alimentazione perchè non sei più obbligata da loro a mangiare in un certo senso, ma sei tu che devi decidere di mangiare... per te stessa e non per altri. E tutto si complica, tornano i sensi di colpa più forti di prima, la paura delle abbuffate, la fame nascosta e la difficoltà ad accettare il tuo peso, il far finta che tutto vada bene, il non poter più gridare il dolore con il corpo. La perdita di quella magrezza che per anni è stata la tua ancora di salvezza e dolore allo stesso tempo.
Ma adesso sono qui, a 400 chilometri di distanza da casa, ho iniziato a frequentare l'università di Padova... Storia e tutela dei beni artistici e musicali... quello a cui ho sempre ambito. E ne sono contenta nonostante la paura per gli esami, la lontananza da casa, i momenti di sconforto seguiti dall'idea di lasciare tutto perchè non ne sono all'altezza. Ma poi ricomincio, mi do delle possibilità, mi rialzo in piedi, e vado avanti. Sempre andare avanti, questo è il mio motto.
un abbraccio
Fabiana